Ci vediamo in Europa (2013) 

La famiglia Lončar da 4 anni vive in questo villaggio senza corrente elettrica, senza acqua e senza una strada asfaltata. Prima della guerra in questa zona l'elettricità era disponibile mentre l’acqua corrente, invece, non c'è mai stata. Fortunatamente dietro casa loro si trova un pozzo che garantisce i bisogni essenziali. Ogni volta quando Nikola e Bosa scendono in città per i rifornimenti o la spesa portano con sè anche una pala nel caso in cui la pioggia torrenziale dovesse scavare qualche canale insuperabile per la loro utilitaria. Hanno chiesto ripetutamente alle autorità di Obrovac di risolvere questo problema, tuttavia una risposta concreta non è ancora arrivata. Il loro caso non è l’unico. Secondo il Signor Lončar, in Croazia ancora oggi sono presenti almeno 210 villaggi senza fornitura elettrica. La cosa più incredibile è constatare che non molto lontano da casa loro le autorità della zona stanno costruendo impianti eolici.

Dopo la nostra visita a Lončari ci siamo indirizzati verso la città di Obrovac, distante una ventina di chilometri. La piccola città fu dominata da numerosi popoli ed eserciti: in primis gli antichi Romani, poi dalla repubblica di Venezia, dai Turchi, Francesi e Austriaci. Tutt’ora preserva l’architettura di varie epoche, una ricchezza di storie e culture diverse di chi è passato o è vissuto qui. La città si trova sul fiume Zrmanja, il fiume più bello e pulito della Croazia da dove si accede ad uno dei canyon più affascinanti dell'intera Europa.

Purtroppo, la distruzione causata dall'ultima guerra è ancora visibile, tutto è immutato dopo quasi 20 anni dalla fine del conflitto. Fino al 1991, la maggior parte degli abitanti era di origine Serba. Oggi sono pochi quelli rimasti, insieme a quelle poche persone ritornate. Tuttavia la città di Obrovac è una di quelle rare città della Croazia dove il partito che ha vinto le ultime elezioni, l' HDZ (L'Unione Democratica Croata) governa insieme con il partito delle minoranze Serbe l'SDSS (Partito Democratico Indipendente Serbo). Questo è un fatto molto importante, proiettato su quella strada che porta alla vera riconciliazione tra le persone. Il sindaco di Obrovac, Ante Župan dell’HDZ, è in carica dagli ultimi 8 anni. Questo è il suo secondo mandato. La nostra visita è capitata proprio nel periodo delle elezioni amministrative e per questa ragione il sindaco si è negato alla nostra intervista. In ogni caso parlando con le persone abbiamo trovato molte risposte alle domande che gli avremmo posto. La scuola di Gornji Karin, il paese più grande del comune di Obrovac, ospita intorno a 50 bambini dalla prima fino alla quarta elementare. C’è anche una classe unica della scuola dell’infanzia che si chiama “scuola piccola” e che educa 8 bambini di 6 anni. Parliamo con Maja una delle maestre della scuola, croata rifugiata dalla Bosnia: “Tutti bambini sono di nazionalità croata, la maggior parte di loro ha genitori rifugiati dalla Bosnia e che li vede in larga misura disoccupati. Per esempio nella mia classe di 14 bambini, solamente 3 hanno i genitori impiegati in un lavoro. Tra questi c’è anche mio figlio.”

La scuola è in condizioni pessime. Il riscaldamento non funziona, ed ogni aula ha una propria stufa a legna. I servizi igienici sono all'esterno e al freddo. La “scuola piccola” si trova all'ultimo piano sotto il tetto che gronda acqua: ”Quando piove i bambini stanno seduti sotto l'ombrello. Anche la sicurezza è discutibile, davanti al cancello della scuola c’è la strada dove corrono macchine incuranti, solamente un anno fa una bambina è stata travolta. La palestra non esiste e i bambini sono costretti a fare ginnastica al di fuori del campo di calcio. Ho chiesto più di una volta al comune di intervenire e fare qualcosa.” - si lamenta Maja che confida fiduciosa nell'Unione Europea, e che possano arrivare fondi comunitari.
Gornji Karin è il paese maggiormente abitato del golfo. Qui vivono circa 1400 persone che hanno diritto al voto, la maggior parte sono cittadini provenienti dalla Bosnia. Durante l’estate le spiagge sono ben popolate, ma non si tratta di un turismo di massa. Tranne qualche straniero che ha scoperto il posto negli ultimi due anni, la maggioranza dei turisti è ancora di origine serba e che ogni anno viene a visitare i parenti rimasti a vivere nella zona. Oppure quelli che hanno mantenuto le case e le sfruttano adesso come case di villeggiatura.

La proprietaria della agenzia turistica “Dalmazia”, unica presente nel paese racconta: “Per l'estate che sta arrivando il comune non ha aiutato in nulla, abbiamo fatto tutto da noi senza nessun supporto, cosi abbiamo stampato la mappa del golfo e le locandine. Il mare qui è bello e pulito, c’è il fango curativo, l’aria buona, la natura selvaggia. Purtroppo i servizi sono pochi, e perfino quelli che ci sono sono fatti male. Guardate la condizione della spiaggia, mancano addirittura i bidoni per la spazzatura.“ Oltre l’agenzia, c’è un ufficio postale, una scuola, due supermercati, alcuni ristoranti e qualche bar sulla spiaggia. Prima della guerra era presente anche un poliambulatorio medico e la farmacia. Oggi quel palazzo è stato dedicato ai tifosi della squadra di calcio Dinamo di Zagabria, che intendono aprire un bar per le loro riunioni.

D’altra parte, per quanto riguarda il mercato del lavoro nella zona, non ci sono molto opportunità. La disoccupazione cresce. Ogni anno la gente si arrangia con dei lavori stagionali, tutti rigorosamente pagati in nero. Marijana 48 anni, di nazionalità croata rifugiata dalla Serbia ha lavorato gli ultimi 13 anni sulla spiaggia vendendo crepes, ciambelle, panini e pizzette: “Ogni sera preparavo con mia madre il cibo affinchè fosse tutto pronto per la mattina dopo. Di solito verso le 10 facevo un giro dall’una all’altra spiaggia con due cesti pieni. Dopo di chè tornavo a casa per preparare la roba per il giro del pomeriggio. La sera tornavo a casa stanca morta, ma pronta per le preparazioni da vendere il giorno dopo, e cosi via per tutta la stagione. Durante l’inverno trovavo sempre qualche lavoretto occasionale, spesso nei campi per raccogliere frutta e verdura. Ma quando non trovavo nulla stavo a casa a preparare e comporre puzzle che per me sono davvero opere d’arte. Adesso lavoro presso una azienda florovivaistica”. Questa è la vita di Marijana, che in Serbia dove è nata, ha fatto la scuola per diventare maestra di asilo nido.
La spiaggia più vicina a quella di Gornji Karin è chiamata la spiaggia di Donji Karin, oppure “la spiaggia dei serbi”. Durante l’estate la maggior parte dei turisti è di origine serba che vive nel villaggio di Donji Karin e che appartiene all’altro comune più grande di Benkovac.

A pochi metri della spiaggia di Donji Karin si trova il monastero dei francescani, un complesso costruito originariamente nel quindicesimo secolo: “Il nostro convento da sempre è stato aperto a tutti. Stiamo pensando di riaprire una piccola trattoria qui nel nostro giardino, come c'era una volta - spiega frate Shime Samac che da 3 anni vive qui. Il Monastero fu distrutto nell’ultima guerra dai ribelli della l’autoproclamata Repubblica Krajina di Serbia. Di fatto, oggi il monastero è completamente ristrutturato.

Il golfo ospita diversi paesi, alcuni dei quali sono costruiti di sole case utilizzate sopratutto per le vacanze, e dove praticamente durante il resto dell'anno non ci vive quasi nessuno. Negli ultimi 10 anni molte delle case distrutte durante la guerra sono state ricostruite, a parte queste ci sono anche abitazioni acquistate dagli stranieri per pochi spiccioli. Uno dei posti dove ultimamente si costruisce maggirmente è Vrulje: “Qui è un cantiere infinito. Ho comprato questa casa nel 1999 un abitazione distrutta nell'ultimo conflitto, e vedi, ancora non sono terminati i lavori di ristrutturazione. Ho avuto problemi con la rete elettrica. Quando ho comprato la casa non era legalizzata, allora i tecnici hanno collegato la rete al nome di un vicino che aveva l'impianto elettrico legale, però la sua casa era abbandonata. Alcuni anni dopo il vicino ha deciso di ristrutturare la propria casa e mi hanno tolto il collegamento elettrico, cosi sono rimasto senza per 3 anni. Dopo ho pagato tutto nuovamente, ed ecco adesso è tutto a posto. Ho altre 5 case, e questa l’ha comprata per scherzo” – dice Jovo sorridendo, un pensionato Sloveno di nazionalità serba.
La Croazia il prossimo luglio entrerà nell'Unione Europea, e su questo non si scherza. Le opinioni su questo argomento sono davvero eterogenee. Molti cittadini della zona sono favorevoli e contenti, alcuni sperano che accada un miracolo. Altri sono disincantati, pensano che la situazione economica potrà solo peggiorare.

D’altra parte, nonostante una situazione ancora difficile, tutti i cittadini croati sono orgogliosi del loro bel paese e che addirittura chiamano “Il bel paese”. Lo è veramente. La sua natura lo rende unico e caratteristico, con i suoi parchi naturali, le montagne e più di 1300 isole che lo rendono un paese incantato. Il mare ancora incontaminato è la sfida più grande per molte aziende turistiche Europee. Purtroppo, ci sono anche quelle che vedono questo paese poco sfruttato come l'ennesima occasione speculativa per progetti mega-miliardari. Uno di questi in corso è la costruzione di un cementificio dell'azienda italiana Fassa Bortolo che nel 2001 ha comprato il terreno e le miniere di Obrovac. L’azienda ha ottenuto il permesso per la costruzione, anche se fortunatamente i lavori non sono ancora partiti in quanto il nuovo governo croato non li ha autorizzati allo sfruttamento minerario in superficie.
Molti cittadini di Obrovac temono che un cementificio in questa area sia una vera bomba ecologica, altri sperano invece in un lavoro o un impiego. Qualsiasi cosa potrà accadere, nulla sarà più come prima.
Al termine del nostro viaggio è rimasta una domanda alla quale è difficile trovare una risposta: la strada per un futuro migliore di questa gente si sta veramente aprendo?


Da sapere
La guerra in Croazia è stata una delle guerre jugoslave, nel ’91-‘95 tra le forze leali al governo della Croazia e la Jugoslovenska narodna armija (JNA), l'Armata Popolare Jugoslava, controllata da forze serbe.
Duranta la guerra, le forze serbe proclamarono la Repubblica Serba di Krajina (RSK) all'interno della Croazia.
Nel 1995, la Croazia lanciò due offensive principali dal nomeOperazione Flash e Operazione Tempesta, che avrebbero cambiato l'esito del conflitto in suo favore.
La guerra terminò con una vittoria della Croazia, in quanto questa ottenne i risultati che aveva dichiarato di volere all'inizio del conflitto: indipendenza e mantenimento dei confini.
In Croazia durante le guerre jugoslave si sono rifugiati circa 150 000 croati provienenti dalla Bosnia e molti croati provienenti da Serbia. Dopo l’operazione Tempesta dalla Croazia si sono rifuguiti circa 250 000 serbi. Secondo l'UNHCR, nel 2008 erano ritornate in Croazia 125.000 persone, 55.000 delle quali per rimanervi stabilmente


Tatjana Đorđević

Foreign Press Association/STAMPA
Correspondent in Italy

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