Reportage

Ci vediamo in Europa  
Navigando in Croazia (s)contro corrente (2013)

“Il primo luglio di quest’anno la Croazia entrerà a far parte dell’Unione Europea. Zone turistiche e “sviluppate” a parte, il paese mostra ancora le ferite dalla guerra. Nel comune di Obrovac e Benkovac il tempo si è fermato. Da sempre, luoghi come questi, sono rimasti sottosviluppati e l’immagine dell’Europa è ancora lontana.”
Foto di Kei Nagayoshi, Test di Tatjana Đorđević

La strada sterrata sale dal mare al villaggio Lončari. Ci vogliono altri 5 chilometri per raggiungere la collina dove si trova questo paese con la vista sui due golfi e lo sguardo all'isola di Pag. Una volta qui abitavano 15 famiglie tranne una ottantina di persone, tutte originarie della famiglia Lončar. Il lavoro principale era l’agricoltura, nonostante la terra arida e sassosa non permettesse coltivazioni intense. Per questo motivo, questa zona della Croazia, è stata da sempre la meno sviluppata. Il villaggio fu abbandonato durante la guerra del ‘91-’95.
Oggi qui a Lončari vive solo Nikola Lončar e la sua moglie Bosa, i due pensionati rientrati nel 2009 dalla Serbia dove si erano rifugiati.
“La prima macchina qui è arrivata nel 1978. All'epoca si usavano gli asini per il trasporto, allo stesso modo portavano la ghiaia e l’acqua che servivano per le costruzioni delle case. Era proprio come se fossimo una comunità primitiva. Io sono nato e cresciuto qui, da ragazzo ero un buon studente, e il comune di Obrovac mi ha aiutato economicamente dandomi la possibilità di continuare gli studi nella città di Zadar (Zara), la capitale della regione. Era il 1967 quando me ne sono andato da qui.” - racconta Nicola Lončar, mentre sua moglie ci versa il caffè con dei dolci appena sfornati. Il caffè è la prima cosa che si offre ad un ospite. Una volta si chiamava “caffè turco”, chiamato cosi in tutti paesi della Ex jugoslavia. Oggi, ogni paese indipendente ha adottato un proprio nome per lo stesso caffè. In Croazia si chiama “caffè nostrano”.
La signora Bosa ci invita a visitare la loro casa prima che tramonti il sole. Manca la luce e con il buio si vede poco o nulla. “L’abbiamo ristrutturata quando siamo tornati dalla Serbia. Queste sono le due camere per gli ospiti, questa è la cucina dove dormiamo noi e questa è la “casa del fuoco” dove si prepara il pane e si conserva il prosciutto. Quest'altro è il ripostiglio, che insieme ad altre cose, è riposto anche il frigorifero che funziona grazie alla bombola del gas. In Serbia abbiamo vissuto gli ultimi 14 anni, prima stavamo a Rijeka (Fiume) in Croazia. L'unica cosa che mi manca è la macchina da cucire, però senza la corrente elettrica non potrei neppure usarla”- spiega Bosa che per più di venti anni ha lavorato come sarta....

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